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Una sfida vertiginosa: la realtà è più grande di ciò che siamo abituati a vedere

Questa è forse la sfida più vertiginosa che don Juan lancia a Castaneda: l'idea che la nostra percezione sia il risultato di una scelta collettiva e inconscia, un accordo sociale su ciò che è "reale".

Per don Juan, noi non siamo "osservatori" passivi, ma "artefici" della realtà. Ecco come possiamo scomporre questo concetto per comprenderne la portata rivoluzionaria.


1. Il Mondo come "Descrizione"

Fin dal momento della nascita, gli adulti intorno a noi hanno iniziato a "descriverci" il mondo. Indicando un oggetto, ci hanno detto: "Quello è un tavolo". Ripetendo questo processo miliardi di volte, la nostra mente ha imparato a filtrare l'infinito flusso di energia dell'universo, raggruppandolo in pacchetti isolati che chiamiamo "oggetti".

Questa descrizione è diventata così solida che abbiamo smesso di vedere l'energia e abbiamo iniziato a vedere solo il Tonal (il mondo dell'ordine, delle etichette e della ragione).


2. Vedere vs Guardare

Don Juan distingue nettamente tra queste due attività:

  • Guardare: È l'atto di confermare la nostra descrizione del mondo. Quando guardiamo un albero, riconosciamo la corteccia, le foglie, i rami. Confermiamo a noi stessi che l'oggetto "albero" è lì.

  • Vedere: È l'atto di percepire il flusso di energia che scorre attraverso e intorno alle cose. Per i veggenti del lignaggio di don Juan, l'albero non è un oggetto solido, ma un’esplosione di fibre luminose che interagiscono con l’ambiente circostante.


3. Lo spazio "tra" gli oggetti

La parte del mondo che non è visibile negli oggetti, ma intorno a loro, è ciò che gli sciamani chiamano il Nagual. È l'indescrivibile, il vuoto che in realtà è pieno di potenziale energetico. Immagina di guardare una foresta: la tua mente si concentra sui tronchi. La disciplina tolteca ti chiede di spostare l'attenzione sullo spazio vuoto tra un tronco e l'altro. In quel vuoto, secondo Castaneda, risiede la vera forza dell'universo.


Perché abbiamo perso questa capacità?

Secondo gli insegnamenti di don Juan, abbiamo barattato la nostra capacità di "vedere" con la sicurezza. Vedere il mondo come un insieme di oggetti solidi ci fa sentire al sicuro, ci permette di manipolare l'ambiente e di avere una vita prevedibile. Tuttavia, questo ci ha resi "prigionieri" della nostra stessa descrizione, limitando la nostra consapevolezza a una frazione minima di ciò che esiste realmente.


4. Riacquistare la percezione: il "Non-Fare"

Per tornare a percepire l'invisibile, don Juan propone la pratica del "Non-Fare". Se "fare" il mondo significa guardarlo e identificarlo per etichette, il "non-fare" consiste nel guardare le cose in modo insolito:

  • Focalizzarsi sulle ombre invece che sugli oggetti.

  • Percepire il vento non come aria che si muove, ma come una forza dotata di intenzione.

  • Camminare senza guardare direttamente la strada, ma usando la visione periferica per cogliere il "tutto" anziché il "singolo".

"Il mondo è un mistero insondabile. E noi non siamo che un barlume in quel mistero." — Don Juan Matus

In questa prospettiva, non si tratta di aggiungere qualcosa alla nostra vista, ma di togliere il filtro della ragione che seziona il mondo in pezzi separati.

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