Scegliere
- retedefacto
- 4 gen
- Tempo di lettura: 12 min
Il tempo delle zone grigie è finito.
Restare a metà non è equilibrio. È esitazione travestita da saggezza.
Le mezze misure sono una forma di vigliaccheria elegante.
Ti permettono di non perdere nulla e di non rischiare niente.
Ma ti tengono fermo.
La Stirpe non vive lì. Non forza nessuno. Non trascina. Non convince.
Ma non aspetta.
O sei dentro fino in fondo, con ciò che sei diventato, con le conseguenze, con il prezzo.
Oppure sei fuori. Senza rancore. Senza drammi. Senza ritorni inutili.
Non c’è rabbia in questo. C’è chiarezza.
Chi resta a metà non è prudente. È ancora spaventato.
E la paura non è una colpa. Ma non può essere una casa.
La Stirpe va avanti. Con chi c’è. E senza fermarsi per chi non ha scelto.
Manuele Dalcesti
La vita è un "giro di giostra"? Un tragitto dove tutte le esperienze hanno lo stesso valore e in cui l'enfasi è da porre sullo stato di coscienza che si ha nelle scelte che si fanno piuttosto che sul contenuto.
La vita non è ciò che ti accade ma quel che ci fai con ciò che sperimenti.
Epiteto diceva "Non è ciò che ti accade, ma come reagisci che conta", sottolineando che abbiamo sempre il potere di scegliere come reagire agli eventi.
La vera "libertà" sta nell'atteggiamento consapevole verso le esperienze o nel loro contenuto? Se scelgo vittima di condizionamenti,, personali o collettivi che siano, la mia scelta ha meno valore? O ha communque il potere di condizionare la mia vita?
Come si fa ad essere sicuri di scegliere davvero?
Questa storia di "scegliere o non scegliere"... è uno di quei trucchi che la mente si gioca da sola, come un cane che insegue la propria coda pensando di poterla acchiappare.
Vedete, la vita non è un menu da ristorante dove dovete agonizzare tra il piatto A o il piatto B, temendo di aver sbagliato ordine per il resto della cena. No, la vita è più simile a una danza cosmica, a un grande gioco di nascondino che l'universo gioca con se stesso – quel che gli indù chiamano lila, il divertimento divino.
Tutte le esperienze – la gioia come il dolore, la vittoria come la sconfitta, il giro sulla giostra che sale e quello che scende – sono semplicemente il modo in cui il Tutto si esprime. Non hanno un valore intrinseco "buono" o "cattivo"; siamo noi, con la nostra piccola mente egoica, a incollargli sopra etichette, significati, sensi di colpa o di trionfo.
Il punto non è tanto se scegliete questa strada o quell'altra – perché, in fondo, chi è che sceglie? L'io separato è un'illusione, un'onda che crede di essere indipendente dall'oceano. L'onda non "sceglie" di salire o scendere; semplicemente lo fa, seguendo il flusso.
La vera libertà, la vera saggezza, sta nel rendersi conto di questo e smettere di agitarsi. È il wu wei del Tao: agire senza forzare, fluire come l'acqua che trova sempre la sua via senza mai "decidere" di farlo.
Quando arrivate a questo, ogni esperienza diventa parte della stessa giostra meravigliosa. Non c'è più "avrei dovuto scegliere diversamente"; c'è solo questo momento, questo giro, questo respiro. E attribuite senso? Beh, il senso più profondo è che non ce n'è bisogno di uno fisso: il senso è il danzare stesso.
Quindi, scegliete o non scegliete – è lo stesso. La vita vi porta comunque dove deve, e voi siete già lì, a godervela... o a fingere di non farlo.
Forse Alan Watts avrebbe commentato in questo modo il tema proposto.
Chi è Alan Watts ? Non era un accademico tradizionale, ma un "intrattenitore filosofico" che usava un linguaggio accessibile, umoristico e provocatorio per esplorare temi come l'illusione dell'ego, l'interconnessione dell'universo e la natura ludica della vita. Sosteneva che il libero arbitrio tradizionale è un'illusione: l'ego è una "allucinazione" che ci separa dal flusso cosmico, e la vera libertà emerge dall'accettazione consapevole del presente, senza dualismi tra bene e male o sé e mondo. Watts vedeva la vita come un "gioco" o una "danza cosmica" (ispirato al concetto hindu di "lila"), dove tutte le esperienze hanno valore equivalente, e la coscienza non sta nel scegliere un'opzione "giusta", ma nel fluire con consapevolezza, superando l'illusione di un sé separato.
Ecco alcuni elementi chiave da cui probabilmente sarebbe partito:
L'illusione dell'ego separato: Watts descrive l'io come un'"ego in un sacco di pelle" (skin-encapsulated ego), un'illusione che ci fa sentire separati dal resto dell'universo. In realtà, siamo parte integrante del tutto (Tat Tvam Asi: "Tu sei Quello").
La vita come gioco cosmico (Lila): L'universo è un "nascondino" divino dove il Sé cosmico si nasconde a se stesso (Maya) per divertirsi, diventando tutte le forme di vita. La esistenza è ludica, non seria o finalistica.
Vivere nel presente (Here and Now): Il passato e il futuro sono illusioni; la vera vita esiste solo nel momento presente. Preoccuparsi del domani crea ansia inutile.
Wu Wei e il flusso naturale: Dal Taoismo, l'azione senza sforzo, come l'acqua che scorre seguendo il percorso naturale. Non forzare, ma "lasciar andare" e fluire con la vita (watercourse way).
Non-dualità: Superare le opposizioni binarie (bene/male, io/mondo, vita/morte). Tutto è interconnesso e mutual arising (origine reciproca).
L'illusione del libero arbitrio egoico: Non siamo controllori separati; la "scelta" emerge dal flusso cosmico. La vera libertà è realizzare questa illusione e danzare con l'universo.
Accettazione dell'impermanenza e dell'incertezza: Invece di cercare sicurezza illusoria, abbracciare il cambiamento e l'insicurezza porta alla saggezza (come in "The Wisdom of Insecurity").
La natura come organismo, non macchina: Critica la visione meccanicistica occidentale; l'universo è organico, vivo e interconnesso, non un artefatto creato.
Consapevolezza e mindfulness: Osservare la realtà senza etichette o giudizi, spesso attraverso meditazione o esperienze psichedeliche, per trascendere il pensiero concettuale.
Critica al materialismo e al controllo: La società occidentale crea alienazione; la felicità non viene dal possesso o dal miglioramento costante, ma dall'essere.
Ma vediamo nella storia della filosofia e della psicologia chi altri si è espresso sul tema, ecco qualche accenno per stimolare prospettive.
Spunti dalla Filosofia (Esistenzialista e Orientale)
La filosofia offre una base solida per esplorare il libero arbitrio come illusione o come atto consapevole, spesso collegandolo a un'accettazione non giudicante della vita come "gioco" o flusso inevitabile.
Qui, la scelta non è tanto "quale strada prendo", ma "come mi relaziono consapevolmente al percorso.
Jean-Paul Sartre e l'esistenzialismo: Sartre afferma che "l'uomo è condannato a essere libero", intendendo che siamo sempre responsabili delle nostre scelte, anche quando scegliamo di non scegliere. Sartre enfatizza l'angoscia della libertà assoluta, ma anche la coscienza come chiave: non importa l'opzione (tutte le esperienze hanno valore equivalente in un "giro di giostra" esistenziale), ma il modo in cui ci impegniamo consapevolmente, assumendoci la responsabilità senza alibi esterni. Nel suo "L'essere e il nulla" (1943), la libertà è un atto di coscienza che rende l'uomo artefice del proprio significato, superando il determinismo.
Baruch Spinoza e la libertà come necessità accettata: Spinoza, nel suo "Etica" (1677), vede il libero arbitrio non come scelta arbitraria, ma come comprensione e accettazione della necessità universale (la Natura o Dio). La vera libertà emerge dalla coscienza che libera dalle passioni illusorie, permettendo di "fluire" con le esperienze senza giudizio. Questo riecheggia con il "giro di giostra": tutte le esperienze sono parti di un ordine necessario, e la coscienza (intesa come insight razionale) trasforma la scelta in un atto di armonia, non di opposizione.
Filosofia daoista (Laozi e Zhuangzi): Nel "Dao De Jing" (VI-IV secolo a.C.), il libero arbitrio tradizionale è criticato: la vera azione è il "wu wei" (non-azione), un abbandono consapevole al flusso del Dao (la Via cosmica), senza deliberazione razionale. Qui, la vita è un "giro di giostra" dove esperienze positive e negative hanno lo stesso valore nel grande equilibrio; la coscienza sta nell'agire incoscientemente, fluendo con ciò che emerge, piuttosto che forzare scelte. Zhuangzi, con le sue parabole (come il sogno della farfalla), sottolinea che la distinzione tra opzioni è illusoria, e la libertà è nella consapevolezza non-duale.
Immaginiamo un incontro sereno in un giardino eterno, dove Jean-Paul Sartre, Baruch Spinoza e un monaco daoista – chiamiamolo Lao Wei, ispirato al Tao Te Ching – si siedono intorno a un tè fumante. Discutono con rispetto, intrecciando le loro visioni sul tema: "Scegliere o non scegliere, ha davvero importanza cosa scelgo o il punto della libertà è nel senso che diamo alle esperienze?".
Sono seduti in cerchio con una tazza di tè in mano, chiacchierando come vecchi amici.
Sartre parte per primo, con un sorrisetto: «Ragazzi, noi siamo condannati a essere liberi, no? Allora la scelta è tutto. Ma ditemi voi: conta davvero cosa scegliamo, o il vero gioco è il senso che diamo alle cose che ci capitano?»
Spinoza, tranquillo: «Jean-Paul, la tua energia mi piace. Per me la libertà sta nel capire come stanno davvero le cose, le cause che ci muovono. Scegliere a caso non cambia molto; conta il senso che diamo quando vediamo chiaro, senza farci fregare dalle emozioni. Tu, Lao Wei, che ne dici?»
Lao Wei, ridacchiando: «Bella domanda. Nel Dao, scegliere o non scegliere è lo stesso: basta fare wu wei, andare col flusso senza spingere. Il senso nasce quando lasci che le cose siano. Jean-Paul, la tua libertà “assoluta” mi fa sorridere; Baruch, la tua ragione è il fiume stesso.»
Spinoza riprende: «Allora, se la libertà è capire la catena di cause, importa poi tanto la singola scelta? Basta che il senso che diamo ci porti a vivere in armonia con la natura. Voi che dite?»
Sartre: «Baruch, mi piace. Le cause ci spingono, sì, ma io ci metto del mio: do senso all’assurdo con una scelta consapevole. Altrimenti è tutto freddo. Lao Wei, il tuo “non forzare” è il tocco perfetto.»
Lao Wei: «Esatto. La tua necessità, Baruch, è il Dao che scorre. E tu, Jean-Paul, ci ricordi di ballare mentre scorriamo.»
Lao Wei chiude il giro: «Nel Dao tutto fluisce senza resistenza. Conta davvero cosa scegliamo, o è il senso di unità che diamo alle esperienze a farci liberi?»
Sartre: «Il tuo wu wei è una carezza, Lao Wei. Trasforma la mia angoscia in arte.»
Spinoza: «E il Dao è la mia etica, solo più poetica. Insieme funziona.»
Ridono piano, sorseggiano il tè.
E così, in questo dialogo immaginario, le loro voci si fondono, lasciando chi legge con un invito silenzioso. Forse la libertà non è una risposta, ma una domanda eterna.
Continuiamo a immaginare e facciamo unire all'eccellente gruppo di confronto Bert Hellinger che si unisce portando una prospettiva in più.
Il giardino è sempre lo stesso, tranquillo. Sartre, Spinoza, Lao Wei e ora Bert Hellinger sono seduti in cerchio, come vecchi amici che si ritrovano per un tè e due chiacchiere.
Hellinger arriva, sorride e si siede. «Ragazzi, vi ho ascoltati un po’. Jean-Paul parla di scelta che dà senso all’assurdo, Baruch di capire le cause per essere davvero liberi, Lao Wei di lasciar scorrere le cose senza forzare. Mi piace. Posso aggiungere una cosa da quello che vedo nelle costellazioni familiari? Per me, molte delle nostre “scelte” sono già influenzate da quello che è successo nella famiglia prima di noi: esclusioni, traumi, debiti d’amore non pagati. Il libero arbitrio sembra grande, ma spesso è più piccolo di quanto pensiamo. La vera libertà arriva quando vediamo questi fili invisibili, li onoriamo, e solo allora possiamo dare un senso nuovo alle nostre esperienze. Non è che scegliamo tutto da zero: scegliamo come stare con ciò che già c’è.»
Spinoza, con un mezzo sorriso: «Mi piace, Bert. I tuoi “fili invisibili” sono le mie cause necessarie, solo che tu le vedi scorrere nelle famiglie. Capirle non toglie libertà, la aumenta.»
Lao Wei, ridacchiando piano: «Esatto. Onorare il passato è wu wei puro: non lotti contro il fiume, lo accompagni. Il senso nasce lì, senza sforzo.»
Sartre, accendendo un’immaginaria sigaretta: «E io che pensavo di essere condannato a inventare tutto… Invece scopro che c’è già un copione, ma posso comunque recitarlo a modo mio. Bello. Mi fa sentire meno solo.»
Hellinger, guardando tutti: «Allora, amici: ha davvero importanza cosa scegliamo, o il punto è il senso che riusciamo a dare – insieme a chi è venuto prima di noi?»
Silenzio breve, sorrisi.
Lao Wei: «Dipende da quanto vogliamo litigare col fiume.»
Ridono piano insieme.
E così, con Hellinger nel cerchio, il dialogo si allarga: la libertà non è solo individuale, ma intrecciata a fili invisibili che ci legano al passato e al tutto.
Come non immaginare un'altro ingresso al cerchio che si sta creando?
Adesso offriamo una tazza di tè al Budddha.
Il giardino è sempre più affollato. Arriva il Buddha, scalzo, con un sorriso tranquillo, si siede sul prato tra gli altri e prende una tazza di tè senza fretta.
Buddha, dopo aver ascoltato un po’: «Amici, che belle voci. Jean-Paul parla di scelta come atto di libertà, Baruch di capire le cause, Lao Wei di fluire senza sforzo, Bert dei fili familiari, … Tutto gira intorno a questo: scegliere o non scegliere, e quanto conta davvero.
Per me è semplice: la vera libertà non è scegliere meglio, è smettere di aggrapparsi alle scelte. Quando c’è consapevolezza, il senso che diamo alle esperienze è solo “questo sta sorgendo, questo sta passando”. Niente da afferrare, niente da respingere.
Allora vi chiedo una cosa precisa: se la libertà più profonda arriva quando non c’è più nessuno che sceglie – solo consapevolezza che osserva – voi, con le vostre scelte, cause, flussi e ritmi, come la mettereste?»
Sartre, grattandosi la testa: «Accidenti mi fai sentire il peso di ogni sigaretta che scelgo di fumare…»
Per ora mi fermo qui, lascio a te che leggi proseguire con la tua immmaginazione, magari sedendoti accanto a loro.
E lascio anche qualche altro spunto .... altri ambiti sono ricchi di riflessioni per avvicinarci a sentire cosa è per noi la risposta alla domanda iniziale: "Scegliere o non scegliere, ha davvero importanza cosa scelgo o il punto della libertà è nel senso che diamo alle esperienze?".
Spunti dalla Psicologia Gestalt
La Gestalt enfatizza l'awareness (consapevolezza) nel qui e ora, dove il libero arbitrio non è un'astrazione, ma un processo organismico di autoregolazione. La scelta è consapevole quando emerge dal contatto con il campo esperienziale, e tutte le esperienze (positive o negative) hanno valore equivalente come opportunità di crescita, senza gerarchie morali.
Fritz Perls e l'awareness come chiave della scelta: Nel suo "Gestalt Therapy" (1951, co-autore con Hefferline e Goodman), Perls descrive la terapia come un processo per aumentare la consapevolezza, permettendo all'organismo di autoregolarsi spontaneamente. Il libero arbitrio qui non è "scegliere tra A o B", ma diventare coscienti delle interruzioni nel flusso naturale (come resistenze o introiezioni), per fluire con le esperienze. La vita è un "giro di giostra" dove ogni esperienza ha valore nel ciclo figura-sfondo; l'enfasi è sulla coscienza del processo decisionale, che rende la scelta autentica e non egoica.
Intenzionalità e volontà in Gestalt: Come discusso in lavori contemporanei sulla Gestalt (ad es., Paolo Quattrini), la volontà è legata al libero arbitrio umano, ma si esprime attraverso l'intenzionalità organismica, non come controllo razionale. In seminari e testi come "Fenomenologia dell'Esperienza" (Istituto Gestalt Bologna), si sottolinea che la coscienza permette di perseguire il "buono" senza dualismi; la scelta è una questione di presenza consapevole, dove esperienze equivalenti diventano opportunità per l'autoregolazione, evitando il giudizio su "quale opzione".
Spunti dalla Psicologia Transpersonale
La psicologia transpersonale integra spiritualità e psicologia, vedendo il libero arbitrio come evoluzione della coscienza verso livelli superiori (trans-egoici). Qui, la metafora del "giro di giostra" si allinea con visioni cosmiche dove tutte le esperienze contribuiscono all'espansione del Sé, e la scelta è un atto di consapevolezza transpersonale, non personale.
Ken Wilber e i livelli di coscienza: Nel suo "A Theory of Everything" (2000) e framework integrale, Wilber descrive il libero arbitrio come emergente a stadi superiori di sviluppo (transpersonali), dove la coscienza trascende l'ego. La vita è un'evoluzione cosmica (un "giro di giostra" multilivello), e tutte le esperienze hanno valore nel processo di integrazione. L'enfasi è sulla coscienza: non "quale scelta", ma "da quale livello di consapevolezza scelgo", passando da egoico a transpersonale, dove la libertà è nell'abbandono all'Unità.
Stanislav Grof e stati alterati di coscienza: In "Realms of the Human Unconscious" (1975), Grof esplora esperienze transpersonali (attraverso LSD o holotropica) che dissolvono l'illusione del libero arbitrio egoico, rivelando un flusso cosmico. Esperienze perinatali o archetipiche mostrano che tutte le "scelte" (nascita, morte, gioia, dolore) hanno valore equivalente nel "giro di giostra" della coscienza collettiva; la vera libertà sta nella consapevolezza espansa, che trasforma la scelta in un atto di resa al Sé transpersonale.
Prospettiva daoista in transpersonale: Autori come Mauro Bergonzi integrano il daoismo, vedendo il libero arbitrio come illusione: la coscienza non-duale permette di "danzare con il cosmo", accettando esperienze senza preferenza. Questo rafforza il tuo punto: la questione è la consapevolezza nel processo, non l'opzione, in un flusso dove tutto ha lo stesso valore.
Filosofia classica e moderna
Socrate / Platone – La scelta come espressione dell’anima razionale; scegliamo bene quando conosciamo il Bene.
Aristotele – La libertà sta nella deliberazione virtuosa; conta cosa scegliamo, ma solo se orientato al fine buono.
Epicuro – La libertà è deviare gli atomi; possiamo scegliere e dare senso alla vita.
Stoici (Epitteto, Seneca, Marco Aurelio) – Non scegliamo gli eventi, ma il giudizio che diamo loro: lì sta la vera libertà.
Baruch Spinoza – Tutto è determinato, ma la libertà è comprendere le cause e amare il necessario.
Immanuel Kant – La libertà è autonomia della ragione; scegliamo secondo la legge morale universale.
Jean-Paul Sartre – Siamo condannati alla libertà: ogni scelta conta perché crea il nostro senso nell’assurdo.
Martin Heidegger – L’essere ci limita, ma l’autenticità sta nel progetto che diamo all’esistenza.
Filosofia orientale
Lao Tzu / Zhuangzi (Daoismo) – Scegliere o non scegliere è lo stesso: wu wei, fluire senza sforzo, il senso emerge dall’armonia.
Buddha (Siddhartha Gautama) – Le scelte nascono da attaccamento; la libertà è cessare di afferrare, osservare con consapevolezza.
Tradizione induista (Bhagavad Gita) – Agisci senza attaccamento al frutto; la libertà è nel distacco dal risultato.
Psicologia e pensiero contemporaneo
Viktor Frankl (Logoterapia) – Anche nelle condizioni più estreme, possiamo scegliere l’atteggiamento: il senso lo diamo noi.
Carl Rogers (Psicologia umanistica) – La libertà è tendere all’attualizzazione; conta il senso personale e autentico che diamo a ciò che viviamo.
Albert Ellis / Aaron Beck (Terapia cognitivo-comportamentale) – Non sono gli eventi, ma il significato che attribuiamo loro a creare emozioni e sofferenza.
Irvin Yalom (Psicologia esistenziale) – Le quattro preoccupazioni ultime (morte, libertà, isolamento, assenza di senso) ruotano intorno a questo: la libertà ci spaventa, ma il senso della vita lo costruiamo noi.



Commenti