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La convergenza tra i tolteci e la filosofia occidentale: l'invisibile agli occhi non è invisibile all'esistenza

È affascinante notare come il messaggio "tolteco" di Castaneda, pur sembrando esotico e lontano, trovi echi profondi in alcune delle vette più alte del pensiero occidentale. Molti filosofi hanno cercato di "squarciare il velo" delle apparenze per trovare l'unità sottostante.

Ecco un'analisi delle prospettive occidentali che più si avvicinano alla distinzione tra il mondo degli oggetti e la dimensione dell'invisibile:


1. Platone: Il Mondo delle Idee e la Caverna

Il parallelismo più immediato è il Mito della Caverna. Platone sostiene che ciò che percepiamo con i sensi (gli "oggetti" di Castaneda) siano solo ombre proiettate sul fondo di una grotta.

  • L'invisibile: Per Platone, la vera realtà è il mondo delle Idee, forme pure e invisibili che sostengono la manifestazione fisica.

  • L'unità: Dietro la molteplicità degli oggetti sensibili esiste l'Unità dell'Essere. Il filosofo, come il "guerriero" di don Juan, deve compiere un faticoso viaggio di risalita per abituare gli occhi alla luce del sole (la verità) e smettere di scambiare le ombre per la realtà.


2. Eraclito: Il Logos e l'Armonia Nascosta

Eraclito di Efeso è forse il pensatore greco più vicino allo spirito sciamanico. Egli affermava che "l'armonia nascosta è migliore di quella apparente".

  • L'invisibile: Mentre la gente comune si ferma al mutamento superficiale delle cose, Eraclito invita a percepire il Logos, una legge universale e invisibile che connette tutto.

  • L'unità: Celebre è il suo frammento: "Tutte le cose sono Uno". Egli percepiva il mondo come un fuoco dinamico (molto simile alle "fibre di energia" di Castaneda) che si trasforma costantemente, rendendo la divisione tra gli oggetti solo un'illusione dei sensi assopiti.


3. Schopenhauer: Il Velo di Maya

Arthur Schopenhauer porta nella filosofia occidentale il concetto indiano del Velo di Maya.

  • L'invisibile: Egli distingue tra il Fenomeno (il mondo come appare ai nostri sensi, organizzato in spazio, tempo e causalità) e la Cosa in sé, che identifica come Volontà.

  • L'unità: La Volontà è un'energia cieca, unica e indivisibile che scorre sotto la superficie di ogni essere vivente. Vedere gli oggetti come separati è un errore intellettuale; percepire l'unità della Volontà significa rompere il "principio di individuazione", un atto che ricorda molto il "fermare il dialogo interiore" per accedere alla realtà totale.


4. Heidegger: L'Essere e l'Ente

Nel XX secolo, Martin Heidegger ha riflettuto profondamente sulla "dimenticanza dell'Essere".

  • L'invisibile: Noi siamo abituati a interagire con gli "enti" (le cose, gli oggetti, gli strumenti), ma tendiamo a dimenticare l'Essere, ovvero lo sfondo, l'apertura che permette alle cose di manifestarsi.

  • La necessità dell'esplorazione: Per Heidegger, l'uomo moderno è alienato perché vede il mondo solo come una riserva di oggetti da manipolare (quello che don Juan chiamerebbe il Tonal dominante). Recuperare il rapporto con l'Essere significa tornare a "abitare il mondo" in modo autentico, percependo il mistero che avvolge ogni cosa presente.


Sintesi: Una convergenza universale

Sebbene utilizzino linguaggi differenti, questi pensatori convergono su tre punti cardine che ritroviamo in Castaneda:

Concetto

In Castaneda (Don Juan)

Nella Filosofia Occidentale

Il Visibile

Il Tonal / Gli oggetti

Il Fenomeno / Gli Enti / Le Ombre

L'Invisibile

Il Nagual / L'Energia

L'Essere / La Volontà / Il Logos

L'Obiettivo

"Vedere"

Conoscenza Metafisica / Verità

Questa "corrente sotterranea" suggerisce che l'invito a esplorare l'invisibile non sia un capriccio mistico, ma una necessità gnoseologica: senza percepire l'unità che scorre tra gli oggetti, la nostra comprensione del mondo rimane parziale, simile a chi guarda le singole tessere di un mosaico senza mai fare un passo indietro per vederne il disegno complessivo.

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